Neonati e prima infanzia

Il sonno infantile: tutto quello che c’è da sapere

Neo genitori e futuri genitori, questo articolo fa al caso vostro!

Ho pensato che fosse necessario raggruppare tutte le informazioni che ho raccolto riguardo al sonno dei bambini; perchè spesso è una delle “problematiche” più diffuse è trovare un ritmo, una routine per la nanna dei piccoli. Spesso i genitori hanno aspettative a riguardo che non possono avere riscontro nella realtà e ci sono poche informazioni a riguardo.


Sul sonno infantile, la nostra cultura ha sviluppato pregiudizi e aspettative che contrastano profondamente con la realtà. Questi pregiudizi hanno una base più culturale che scientifica, molte delle credenze più diffuse nel nostro paese sul sonno dei bambini non trovano conferma in studi scientifici sull’argomento.

Il problema principale è che spesso i genitori sono poco informati sull’argomento e mal supportati dalle figure professionali esperte. Spesso le mamme e i papà in attesa hanno aspettative che poi non trovano riscontro nella normale rutine quotidiana e sono in difficoltà a gestire i risvegli dei piccoli.

L’equivoco più banale è quello di pensare che i bambini dormano come gli adulti, quando adulti non sono.

Prima del parto ci si può preparare frequentando corsi e leggendo, ma come dormirà il tuo bambino prima che nasca non lo sa nessuno, e soltanto lui potrà farti conoscere i suoi ritmi di sonno.

I bambini possiedono una programmazione neurologica innata che prevede l’accudimento da parte degli adulti come una condizione necessaria per garantire lo sviluppo ottimale del loro cervello.

Il sistema nervoso dei bambini è incompleto e nei primi tre anni di vita la crescita delle cellule e delle connessioni nervose è esponenziale. Nei primi  tre anni i bambini imparano a parlare bene, controllare gli sfinteri, camminare, correre e dormire tutta la notte: ognuno di questi passaggi avverrà con tempi e modi differenti e sarà necessario l’aiuto di un adulto.

Nei bambini fino al quarto anno di vita domina l’emisfero destro del cervello, ovvero l’emisfero emotivo ed affettivo; questo significa che da 0 a 4 anni i bambini hanno bisogno di essere rispettati a ascoltati nelle loro emozioni e nelle loro modalità comunicative non verbali; non avendo ancora sviluppato la struttura anatomica che prevede loro di essere “ragionevoli” come molti adulti vorrebbero. Come possiamo pretendere che un bambino di 6 mesi accetti che le sue emozioni vengano ignorate, per esempio di notte? E’una pretesa del tutto assurda. L’emisfero destro, fra l’altro, elaborerà le emozioni vissute fino ai 3 anni come base della vita emotiva futura del bambino. Le emozioni a quest’età sono degne di attenzione sia di giorno, sia di notte.

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I bambini hanno bisogno degli adulti per imparare a camminare, vestirsi, mangiare, ed hanno bisogno di loro anche per imparare ad accettare le proprie emozioni e a trasformarle, in caso di stress, in emozioni gestibili e positive.

La maturazione cerebrale di un bambino avviene in modo sequenziale: ogni nuovo sviluppo si inserisce sulle basi precedenti, derivate da esperienze passate.

Non rispondere al pianto di un neonato rischia di innescare in lui una condizione di stress e una conseguente reazione di “disperazione/dissociazione” in cui il bambino non piange più e si chiude in sé stesso.

Questa risposta può essere scambiata per una conquista di autonomia e indipendenza, ma in realtà può essere una difesa del piccolo, inondato dagli ormoni dello stress.


LE FASI DEL SONNO DEI BAMBINI

Nel caso degli adulti ci riferiamo solo allo stato di veglia e di sonno, mentre per quanto riguarda i neonati è necessaria una gamma più ampia.

Brazelton, noto pediatra americano, ha individuato 6 stati comportamentali che caratterizzano le 24 ore di un neonato.

– STATO DI SONNO PROFONDO

Il bambino non presenta attività fisica, né movimenti particolari. Il suo respiro è regolare e profondo ed è difficile svegliarlo. Non sono presenti movimenti oculari sotto le palpebre e in genere non reagisce ai rumori e agi stimoli presenti nel suo ambiente. E’ la fase del sonno in cui possiamo spostarlo senza svegliarlo.

– STATO DI SONNO ATTIVO E LEGGERO

La respirazione è irregolare e superficiale e potrebbero esserci movimenti del corpo e del viso, come sorrisi o ammiccamenti.

Il neonato può svegliarsi con facilità ed è reattivo anche agli stimoli a bassa intensità. E’ la fase in cui sogna o fase REM.

– STATO DI TRANSIZIONE TRA SONNO E VEGLIA, SIA DURANTE IL RISVEGLIO, SIA DURANTE L’ADDORMENTAMENTO

Il bambino presenta attività fisica minima, respiro irregolare, occhi che si aprono e si chiudono, è difficile capire se sia sveglio o addormentato. Può riprendere sonno da solo se non stimolato direttamente o indirettamente.

– STATO DI VEGLIA QUIETA

Il bambino è calmo e rilassato, il suo respiro regolare. E’ attento e ricettivo agli stimoli che lo circondano (suoni, volti e movimenti). E’ la fase ideale per essere massaggiato o allattato e per interagire con gli altri: in questa fase avviene l’apprendimento attraverso lo sguardo e il contatto.

– STATO DI VEGLIA ATTIVA

Il bambino si guarda intorno ma non guarda in faccia: è fisicamente più attivo che nella fase precedente. Dà segnali di insofferenza e comunica un desiderio di cambiamento. Emette vocalizzi che possono portarlo al pianto.

– PIANTO

E’ la fase che indica che si sono superati i suoi limiti di adattamento. Il bambino deve essere accudito urgentemente.

Appena nato un bambino trascorre tra il 70 e l’80% del suo tempo negli stati di sonno, si mantiene in uno stato di veglia molto breve prima e dopo aver mangiato, e il pianto dovrebbe essere un segnale raro, ma importante per segnalare una situazione in cui l’adulto deve intervenire.

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SONNO REM NEL BAMBINO E  NEGLI ADULTI

Il sonno REM è la fase in cui sognamo, una fase di sonno “attivo”, in questa fase avvengono molte cose: un maggior afflusso di sangue e ossigeno al cervello; una paralisi motoria nell’adulto, nel senso che gli impulsi nervosi vengono bloccati a livello del midollo spinale per impedire che “si agiscano” i sogni, una forte diminuzione dell’apparato muscolare. Questa fase è già presente nella vita fetale e si stabilizza sugli stessi livelli degli adulti intorno ai 3/4 anni di vita.

In questa fase crescono i neuroni e le connessioni  neuronali, perciò si capisce quanto possa essere importante. I bambini hanno un sonno differente rispetto agli adulti: hanno bisogno del sonno per crescere, per trovare i propri ritmi di sonno e stabilizzarsi poi negli anni.

Il passaggio da una fase REM a NREM è considerato un periodo vulnerabile nel quale è più probabile il risveglio.

Le età che sono caratterizzate da un maggior cambiamento di fasi saranno quelle in cui ci sono più probabilità di risveglio e prendono il nome di SLEEP REGRESSION. In queste fasi potrebbe sembrare che il bambino stia facendo qualche passo indietro rispetto ai ritmi già acquisiti, anche se in realtà si tratta di periodi necessari al loro processo di crescita. I risvegli non indicano un problema di sonno. I bambini che soffrono di disturbi del sonno sono coloro che  dopo essersi svegliati non si riaddormentano per ore, saltando la ritmicità tipica tra le diverse fasi tipica dell’alternanza tra le diverse fasi e gli stadi NREM.

Un bambino nato a termine passerà il 50% del suo sonno in fase REM e la mamma in questa fase è sincronizzata al suo bambino anche nelle fasi del sonno. Un mamma a fine gravidanza ha una fase REM pari al 50%.

SONNO NON REM

E’ la fase del sonno più profonda in cui riposiamo, è considerata una fase lenta e passiva. Lo stadio 3 e lo stadio 4 sono quelli di sonno profondo e compaiono solo dopo il terzo mese di vita, quando inizia la produzione endogena di melatonina da parte del bambino. In questi stadi è più difficile svegliarsi e il bambino ci arriva solo dopo qualche mese di vita.


Pazientare e avere fiducia nei vostri bimbi e nel vostro istinto, questi sono i miei consigli.

Nel prossimo articolo approfondiremo altri aspetti del sonno infantile e parleremo dei risvegli e su come affrontarli!

 

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Molte informazioni sono tratte dal testo

” I cuccioli non dormono da soli”

di Alessandra Bortolotti

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