PARTO

L’ostetrica libera professionista in sala parto

Negli ultimi tempi mi è capitato spesso di sentir dire che l’ostetrica libera prfessionista non può entrare in sala parto in ospedale. Niente di più falso.

Per fare chiarezza, ecco cosa possono fare le Ostetriche libere professioniste: sono titolari di Partita Iva, attive sul territorio con propri ambulatori o in strutture private e private convenzionate, a domicilio, nelle scuole per essere ancora più vicine alle donne; lavorano in responsabilità ed autonomia e quando necessario collaborano attivamente con professionisti sanitari competenti per garantire qualità di cure.

Ostetricia

In particolare si occupano in autonomia di:

  • applicare il modello organizzativo assistenziale Midwife-Mother Partnership
  • assistere la gravidanza fisiologica
  • assistere la gravidanza medio rischio cercando, attraverso la prevenzione primaria e secondaria, di ricondurla verso la fisiologia
  • favorire il rivolgimento di presentazione podalica del feto applicando tecniche naturali
  • valutare il rischio clinico al termine di gravidanza per la scelta appropriata del luogo del parto
  • supportare i genitori nella stesura del birth plan da condividere anche con il medico e l’ostetrica della struttura che ha scelto per il parto
  • essere reperibile da 37 a 42 settimane gestazionali
  • assistere one-to-one il travaglio ed il parto (ostetrica-donna)
  • assistere one-to-one il travaglio ed il parto in donne con pregresso taglio cesareo (VBAC)
  • assistere one-to-one il travaglio ed il parto in acqua
  • assistere one-to-one il travaglio ed il parto con uso di ipoanalgesia (massaggi, uso del calore, uso delle posizioni libere, yoga, iniezioni di acqua distillata, shiatsu, supporto emotivo) e di analgesia (protossido di azoto)
  • favorire la dimissione a 6 ore dal parto e prendere in carico la diade madre-bambino
  • assistere al puerperio a domicilio ed in ambulatorio
  • sostenere l’allattamento al seno seguendo le indicazioni OMS
  • assistere la valutazione della crescita neonatale ed in seguito lo svezzamento naturale
  • promuovere, organizzare e gestire corsi di accompagnamento alla nascita a partire dal 3° mese di gravidanza
  • promuovere, organizzare e gestire corsi dopo parto
  • promuovere, organizzare e gestire corsi di massaggio infantile
  • promuovere, organizzare e gestire corsi di acquamotricità in gravidanza e neonatale
  • supportare ed assistere le coppie sterili o infertili in procreazione medicalmente assistita
  • occuparsi di prevenzione ambulatoriale dei tumori della sfera femminile: pap test, tamponi cervico-vaginali ed uretrali, insegnamento di autopalpazione del seno
  • promuovere, organizzare e gestire corsi per il sostegno al periodo di climaterio e menopausa
  • assistere le donne nel periodo del climaterio e menopausa promuovendo la la salute sessuale
  • rieducare e riabilitare il pavimento pelvico femminile alla funzionalità uro-ginecologica
  • promuovere il counselling sulla contraccezione e contraccezione di emergenza
  • prestare consulenza ed educazione affettiva e sessuale in adolescenza nelle scuole
  • prestare consulenza in riferimento alla gravidanza non desiderata
  • educare alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse e alla corretta igiene intima

Una volta finito il percorso di studi, un’ostetrica può scegliere se praticare la professione in ambito pubblico o privato; non in entrambi come fa il medico.

Se una donna sceglie di essere seguita in gravidanza da un’ostetrica libera professionista e di partorire poi in ospedale, può essere accompagnata in sala parto dall’ostetrica, oltre che dal compagno. Questo è un diritto della donna e la presenza dell’ostetrica, se desiderata dalla donna non può essere impedita.

La figura della libera professionista non va a contrastare con l’ostetrica ospedaliera, poichè la prima accompagna e sostiene la donna emotivamente e fisicamente, conoscendola bene e sapendo ciò che la donna desidera. L’ostetrica ospedaliera si occuperà della pratica, facendo tutto il necessario,  infatti l’ostetrica libera professionista, pur avendo un’assicurazione sanitaria professionale, non può gestire il parto in ospedale.

Non ci deve essere acredine tra le figure professionali, tantomeno tra ostetriche, perchè, prima di tutto lo scopo finale è il benessere della donna e del bambino, e non ci sono contrasti poichè ci si può occupare di cose diverse senza “pestare i piedi” l’una a l’altra.

La donna ha il diritto di scegliere e lo scopo della libera professionista è proprio quello di garantire la continuità dell’assistenza, perciò non le può essere proibita la presenza in sala parto.

Senza ombra di dubbio le ostetriche libere professioniste dovrebbero essere tutelate dal proprio ordine professionale, dovrebbero avere tutte un tesserino identificativo che permetta loro di essere riconosciute in reparto e in sala parto e dovrebbero poter avere accesso al comparto ospedaliero senza problemi insieme alla propria paziente.

ostetrica

 

Detto ciò, vorrei conoscere le vostre esperienze. Siete state seguite privatamente e avete avuto problemi in ospedale al momento del parto? Fatemi sapere!

 

 

Una risposta a "L’ostetrica libera professionista in sala parto"

  1. Io sono stata seguita per tutta la gravidanza da un’ostetrica e ho deciso anche per l’accompagnamento al parto. Sono contentissima di questa scelta perché sono convinta che se oggi la mia bimba è qui con me, sia soprattutto grazie a lei. Ho avuto un’esperienza terribile in ospedale.
    Comunque con lei non ho avuto problemi perché conosceva già alcune delle ostetriche

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